«Solo la mancata fruizione delle ferie che dipenda dalla scelta consapevole del lavoratore non comporta la corresponsione di trattamenti economici sostitutivi alla cessazione del rapporto di lavoro». Il decreto Pa omnibus approvato questo mese e in vigore dall’8 agosto pone fine al divieto di monetizzazione delle ferie non godute nella Pa. Il divieto era stato introdotto nel 2012 dalla spendnig review del governo Monti, ma non risultava compatibile con la direttiva comunitaria 2003/88 che stabilisce che ogni lavoratore ha diritto ad almeno 4 settimane di ferie annuali retribuite. La Corte di Giustizia europea si era espressa contro il divieto nel 2024. Sempre due anni fa Bruxelles aveva chiesto formalmente chiarimenti al governo di Roma sulla materia. L’intervento del goverbo arriva perciò dopo un “cartellino giallo” dell’Ue. GestireI Benefit Aziendali

LA RIFORMA

Cambia dunque la gestione delle ferie nella Pa, con l’Italia che si allinea alla giurisprudenza europea, secondo cui la monetizzazione delle ferie rappresenta un diritto derivato dalla tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro. Spetta al datore di lavoro pubblico garantire al personale la possibilità di fruire pienamente delle ferie attraverso una corretta programmazione dei turni di riposo. Il lavoratore deve anche essere informato, in tempo utile specifica il decreto, del fatto che nel caso di mancata fruizione delle ferie queste ultime andranno perse al termine del periodo di riferimento, senza possibilità di ottenere risarcimenti. La grande novità è che in caso di contenzioso l’onere della prova graverà sul datore e non più sul dipendente.

NESSUNA ECCEZIONE

Anche se il lavoratore si dimette volontariamente non si può escludere in via generale il pagamento delle ferie non godute a fine rapporto. Per la Corte di Giustizia dell’Ue il motivo della cessazione in questi casi è irrilevante. Il decreto Pa recepisce tale impostazione, affermando che il lavoratore pubblico ha sempre diritto a un’indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute alla cessazione del rapporto, quindi anche in caso di dimissioni.

LA SPESA PREVISTA

Ci sono comparti, dalla Sanità alla Sicurezza, dove sono stati segnalati in passato accumuli consistenti di ferie arretrate. Ma l’impatto che la riforma avrà sui conti pubblici non è stato quantificato con precisione. Il conto annuale del personale elaborato dalla Ragioneria generale dello Stato indica però che in un anno i giorni di ferie dei dipendenti pubblici sono oltre 65 milioni, con ventuno giorni utilizzati in media da ciascun lavoratore.